Quel che suggerisce il cuore


Qui mi propongo, - quale pretesa!-,
di indagare sul nostro destino:
chi siamo, da dove, e dove andiamo?
Esprimerò quel che suggerisce il cuore,
quel cuore troppo poco ascoltato,
eppure vibrante di speranza
reclama perdute assonanze

venerdì 25 marzo 2011

Nucleare si, nucleare no!

Quando l’uomo è costretto a scontrarsi con drammi collettivi e tragedie, come in questo momento sta accedendo , in molti si fa incalzante una ansiosa voglia di analizzare, di rendersi conto, di collaudare il proprio ristretto contesto, confrontandolo col più ampio umano destino.
Quando, tutto sommato, l’esistenza è incanalata in una banale normalità e la sorte non sembra presentare grossi problemi, si è facilmente portati a immaginare che quel che abbiamo è dovuto, è scontato, che è un diritto e che è giusto avvalersi di tutto quello che si dispone senza farsi problemi .
Ma dato che la vita risulta come un incessante moto, come un percorso, una spinta, ora mi chiedo, quali forze, quali energie ci rafforzano e in che modo interagiscono con la nostra personale volontà.
Certo, ci sono forze estranee che usualmente interferiscono col nostro modo di fare e ci influenzano notevolmente
Riconosciamo che siamo comunemente condizionati da energie ignote e svianti, che interferiscono e sconcertano
Ma per chi crede, inquadrare il contesto singolo in un contesto più generale, è più facilmente giustificabile. L’impulso perfetto di un pensiero divino che tutto ha gestito e fissato, con leggi evidenti e funzioni sottili, risolve molti interrogativi! Tutto è rapportato e tutto rinvenuto intrecciato in modo mirabile, al fine di un’evoluzione continuativa e positiva.
Ma l’intervento dell’uomo libero e creativo ha portato squilibri delle cui conseguenze non possiamo renderci affatto conto…
Ma anche questo possibile squilibrio è stato previsto dal Creatore, che ha progettato in natura risposte tali da attenuare la forza disordinante dell’uomo.
E, comunque, di solito, noi uomini tecnologici, così ingegnosi, non sappiamo poi, oppure ci rifiutiamo di sapere, come confrontarci con le leggi di natura!
Non vogliamo renderci conto quanto costa pareggiare i conti con la natura, e che quanto più sono potenti le forze impiegate più violenta ed aggressiva e imprevidente e globale è la indotta sua reazione!
La risposta della natura può essere tardiva, ma parimenti aggressiva e incisiva, ancor più l’uomo, allora, dovrebbe per la sua forma imponderabile, temerla; ma qualcuno dice che dobbiamo vincere la paura e andare avanti… : cosa vuol dire con questo?
Che ce ne dobbiamo infischiare, chiudere gli occhi e vivere i nostri giorni dediti alla insolente speculazione il più possibile con allegria?
E poi cosa succederà?

Davvero è questo un pensiero costruttivo, da uomini sviluppati, è questo quello stesso pensiero che ha permeato uomini competenti e che ha accompagnato il progresso dell’umanità? o questo è un pensiero tipico dei tempi di decadenza e di uomini scadenti e violenti?

Presa di coscienza o distruzione?