Quel che suggerisce il cuore


Qui mi propongo, - quale pretesa!-,
di indagare sul nostro destino:
chi siamo, da dove, e dove andiamo?
Esprimerò quel che suggerisce il cuore,
quel cuore troppo poco ascoltato,
eppure vibrante di speranza
reclama perdute assonanze

mercoledì 30 giugno 2010







Il buon Giornalista deve essere spietato diceva Indro Montanelli


Ma noi cosa ci aspettiamo dai giornalisti?



Nell’appoggiare pienamente la “doverosa” protesta dei giornalisti mi domando : cosa ci aspettiamo da un “buon “ giornalista, perché conquisti il nostro gradimento?
Assodata la funzione sostanziale di un giornalista di aggiornarci sugli avvenimenti correnti, questi ha , prima di tutto, l’ingrato compito di illustrare e commentare il fatto, secondo competenza e coscienza.
Un buon giornalista, per questo, non si fa prestanome né presta penna, egli dovrebbe essere sopratutto indipendente, dipendente cioè solo dalla sua sensibilità , nel commentare l’obiettività degli eventi, come nel ritracciarne risvolti che altrimenti verrebbero prontamente insabbiati.
Ardua mansione, quella di rintracciare e sottolineare il pelo nell’uovo! , si fa per dire, perché oggigiorno le questioni da certificare sono travi cosi massicce che c’è ben poco da sofisticare…
Noi lettori ci aspettiamo di essere al contempo stimolati a considerare e indotti ad interpretare , ossia auspichiamo di ricavare dai diversi articoli chiarimento e sollecitazione sociale e politica.
Sottolineare le aberrazioni e mettere in evidenza quel che al semplice cittadino sfugge sulle idiosincrasie del potere…Vi sembra poco?
A voi giornalisti resta il dovere, di difendere con la parola intrigante una libertà intricata!

Bel giornalismo quello di daniel di schuler
che ritrae commenta e scende nei dettagli

anche se fa rabbrividire



L’occidente tramonta a Toronto: la ripresa, se ci sarà, dovrà arrivare da oriente
I grandi della terra, tutti assieme, hanno deciso che sono finiti i giorni dell’occidente.
Lo hanno stabilito a Toronto facendo del proprio peggio per non raggiungere un reale accordo sulle strategie da utilizzare per uscire dalla crisi.
Se una lezione ci ha dato l’ultimo secolo della nostra storia, è che solo un robusto intervento della mano pubblica permette ai sistemi economici di uscire dalle spirali delle crisi economiche che, periodicamente, li colpiscono. ….
Sarebbero bastate poche norme concordate per far sparire i paradisi fiscali in cui le grandi multinazionali fanno scomparire i propri utili; ci sarebbe voluto ancora meno per raggiungere un accordo su una tassazione omogenea – e crescente – del sistema bancario.
Sarebbero state misure che avrebbero toccato poco o nulla i comuni cittadini, ma che molto avrebbero disturbato le oligarchie che, ormai, sono le vere padrone dell’economia globalizzata.
Non è necessario credere nelle teorie complottistiche che abbondano in rete per capire quale sia il potere di società commerciali che fatturano più della maggior parte dei paesi aderenti all’ONU; non bisogna essere un pericoloso anarcoide per intuire che pericolo siano, per le democrazie liberali, dei centri di potere assoluto extra costituzionale come dei consigli di amministrazione che possano disporre di risorse superiori a quelle di quasi tutti gli stati sovrani.
A Toronto, una volta di più, hanno vinto loro e abbiamo perso tutti noi; tutti noi cittadini dell’occidente, perlomeno…


venerdì 4 giugno 2010

Non serve commento!