Quel che suggerisce il cuore


Qui mi propongo, - quale pretesa!-,
di indagare sul nostro destino:
chi siamo, da dove, e dove andiamo?
Esprimerò quel che suggerisce il cuore,
quel cuore troppo poco ascoltato,
eppure vibrante di speranza
reclama perdute assonanze

mercoledì 22 dicembre 2010



Il Mistero di Natale




La Luce guardò in basso

e vide le Tenebre:

"Là voglio andare"

disse la Luce.



La Pace guardò in basso

e vide la Guerra:

"Là voglio andare"

disse la Pace.



L'Amore guardò in basso

e vide l'Odio:

"Là voglio andare"

disse l'Amore.



Così apparve la Luce

e risplendette.

Così apparve la Pace

e offrì riposo.

Così apparve l'Amore

e portò vita;

questo è il mistero del Natale.




L. Hausman



sabato 18 dicembre 2010


la Forza della Vita




Raitre lo spot pro eutanasia…
Dunque, le organizzazioni cosiddette progressiste, che si erano schierate a
favore delle richieste di Welby e del triste esito della innocente Eluana
Englaro, hanno infine gettato la maschera e ci hanno fatto cogliere quali
radicali ed oltranziste pretese queste sottendevano…
È atroce pensare che ad una persona cui rimangono pochi mesi di vita: di vera
vita, dolorosa, dolorosissima, ma vera, autentica, sostenuta da deliberata
coscienza e vigile relazione, quale la persona,- carissimo amico ma come ti sei
potuto prestare?- in video, solo perché si avverte di peso, solo perché è
naturale lo sconforto e l'angoscia che rifiuta una pietà di facciata, debba contestare con tanto
disinteresse il proprio valore!
È facile farsi coinvolgere in ingannevoli sollecitazioni, che invece di
proporsi come solidale dono di collaborazione, di sostegno ad affrontare con
serenità e speranza il più importante momento di tutta una vita, demoliscono la
sua tragica realtà rendendola una farsa mediatica di raccapricciante realismo.
Ma come può un Cristiano non indignarsi, non sentire che viene cosi demolita la
struttura positiva di ogni sua crescita: che è pur anche proiettata verso la vita
eterna? cui ogni uomo ha diritto di prepararsi in decorosa estrema integrazione.
Invece questo passaggio , comunque deciso, in modo cosiddetto dolce o in modo
drastico, è sicuramente una violenza inaudita verso la propria anima,
naturalmente per chi ci tiene ad essa!
Di questo passo dobbiamo pensare che il suicidio legalizzato sia ipotesi non
casuale! E qui la cultura davvero scade negli inferi di se stessa, e negli
inferi di una persona che in un momento di estremo sconforto si sente
autorizzato a disfarsi di sé.
Cosi si costruisce una cultura disfattista, appena ci dispensiamo dall’aiuto, dalla
comprensione, dall’attuazione di una visione che impegna tutti ad una comune
comprensione. E si rinuncia, subdolamente, a ricomporre un' idea affermativa di
civiltà!

Di questo dovremmo sentirci responsabili: del fatto che fino all’ultimo possiamo essere efficaci , in ammaestramento e lascito alle generazioni future e ai nostri figli in particolare, nell’abbandonarci alle suprema potenza della vita.







Per liberare
dalla morte i morti

E sorreggere noi infelici vivi,

d’un pianto solo mio, non piango più,

Ecco, Ti chiamo, Santo,

Santo, Santo che soffri.


Giuseppe Ungaretti

giovedì 9 dicembre 2010



Amore o annientamento?

C’è né tanta di bella gente
e c’è n’è pure di minuta stoffa ,
c’è chi spera nella sorte
e chi si affida alla corte.
Chi cerca un amore
e chi cede alla passione

Chi si chiude e chi si concede,
nemmeno la porta del sentimento
esenta da soggezioni,
ma è l’ esca del potere
che contagia l’ aberrazione,
gonfia, e gonfia
fino a poi a scoppiare…

Cosi avviene nella politica , così è sempre accaduto nella temeraria trasformazione di impazzite civiltà, così avviene nel controllo del mondo… Escludendo Amore si esclude Comprensione: quella stretta corrispondenza che collega le complessità, e tutto attorno prende a gonfiarsi, gonfiarsi…
Una volta pareggiava la paura della bomba nucleare, ora sembra non si faccia più caso a niente…forse aspettiamo che la bolla si gonfi per goderci l’ultimo spettacolo?!

giovedì 2 dicembre 2010

L’ultimo messaggio di un uomo di spirito




Il gesto privato di un uomo noto va comunque colto, tanto più se è il grido scoraggiato di un uomo di spettacolo. Egli ci lascia, in ogni caso, un’ esperienza, che può essere letta in forme diverse, a seconda di chi la recepisce.
E, chi ha un credo consolidato, si rende conto come l’animo di quest’uomo, che molti aspetti ha saputo coglire della vita, alla fine aveva avuto anche un’ ultima opportunità: di scoprire le profonde angolature della sua anima.
La malattia ha questo di indiscutibile, se sobbarcata: ci pone a confronto con i più incavati reclami del nostro sentire.
A chi crede dispiace che un tanto talento non abbia saputo raccogliere questa opportunità, di riconciliarsi pienamente con il più importante aspetto del suo multiforme raccontare.